|

| CENNI STORICI |
L'abate
Domenico Federici  |
Breve
storia della Biblioteca Federiciana
1 - dalla fondazione all' '800 
2 - il '900  |
Il
portolano di Vesconte Maggiolo  |
L'abate
Domenico Federici
|
"Primo
di tre figli maschi, Domenico Federici nacque il 16 maggio
1633 a Bargni, castello di 225 anime, sottoposto al governo
di Fano. Suo padre, Sebastiano di Domenico di Federigo,
e sua madre, donna Domenica di Luciano, erano, dice L. Filippo
Polidori, benestanti "di civil sangue". [Aldo
Deli , "L'abate Domenico Federici", in La biblioteca
Federiciana, Nardini editore 1994]
Dopo
gli studi, verosimilmente di diritto e filosofia, prese a
muoversi con vari incarichi al servizio di importanti personalità
tra Verona, Venezia, Innsbruck e Roma. Durante questi anni
di spostamenti conobbe personaggi come il poeta Ciro di Pers
(con cui strinse amicizia), come il gesuita Daniello Bartoli
o il pittore Salvator Rosa. Dopo diverse vicissitudini, tra
le quali anche un mistrioso periodo di confino in Tirolo,
Federici torna a Fano, dove riprende la sua attività
di poeta e, sopattutto, di storico del diritto: la sua opera
La verità vendicata dei sofismi di Francia (in
cui prende le parti dell'imperatore contro le pretese del
re di Francia) è una delle più documentate trattazioni
che fiorirono negli anni della Guerra di Devoluzione. Fu proprio
grazie a quest'opera che il Federici nel 1667 venne nominato
segretario all'ambasciata imperiale a Venezia: un incarico
prestigioso che, nonostante l'avversione degli ambienti veneziani,
egli svolse con capacità e diplomazia, fino al gennaio
del 1680. L'anno dopo, il 24 gennaio, entrò nella casa
degli Oratoriani di Fano. Negli anni che seguirono va ricordata
la fitta corrispondenza d'amicizia con Angelo Ranuzzi, vescovo
di Fano e, in seguito, nunzio straordinario a Parigi presso
Luigi XIV e poi cardinale. L'abate Domenico Federici morì,
a 87 anni, il 27 novembre 1720.
"La
fama da lui goduta tra i politici e i letterati si spense
con la sua morte; nemmeno ebbe, per consuetudine della congregazione
oratoriana di Fano, una lapide che ricordasse il luogo della
sepoltura in San Pietro in Valle. Però il suo nome
giustamente consacrò l'intitolazione della splendida
biblioteca: il grande deposito culturale lasciato ai confratelli,
alla città". [Aldo Deli, "L'abate Domenico
Federici", in La biblioteca Federiciana, Nardini
editore 1994]
|
Breve
storia della Biblioteca Federiciana
1 - dalla fondazione all' '800
|
Nel
1681 l'abate Federici venne accolto nella Congregazione
dei padri Filippini dell'Oratorio di San Pietro in Valle.
Con lui giunse anche la sua "libraria", una
preziosa raccolta di volumi che sistemò a sue spese
sopra il nuovo Oratorio. Per circa un quarantennio, cioè
fino all'anno della sua morte nel 1720, l'abate Domenico
Federici si occupò personalmente della sua raccolta;
in seguito, con una disposizione testamentaria, lasciò
la biblioteca ai padri dell'Oratorio, che si assumevano
da parte loro il compito di tenerla aperta al pubblico
un'ora al giorno e di incrementarne il patrimonio librario
con il ricavato di una rendita poderale di proprietà
del donatore.
"Da
allora (1720) fino al 1797 (anno dell'invasione francese)
e, successivamente, fino al 1808 (anno della prima soppressione
delle congregazioni religiose), spettò perciò
ai filippini occuparsi della conservazione della Federiciana,
di redigerne l'inventario e di provvedere all'acquisizione
di nuove opere, per un totale di 240 volumi". [F.
Battistelli, "Origini e vicende storiche della Federiciana",
in La biblioteca Federiciana, Nardini editore 1994]
Nel
1861, con l'annessione delle Marche al Regno d'Italia,
avviene la seconda soppressione delle corporazioni religiose:
la biblioteca venne reclamata dal Municipio che ne ottenne
la proprietà legale e la affidò alle cure
di un "custode" affiancato da due bibliotecari:
rispettivamente Luigi Masetti, l'orientalista Michelangelo
Lanci e il filologo Filippo Luigi Polidori. Nel corso
degli anni la biblioteca andò arricchendosi di
numerosi volumi: le raccolte superstiti delle altre congregazioni,
le donazioni private, i lasciti dei fondi manoscritti,
ecc.
|
Breve
storia della Biblioteca Federiciana
2 - il '900
|
Sotto
la competente direzione del professor Adolfo Mabellini,
livornese di nascita ma fanese d'adozione, la biblioteca
entra nel '900 (il Mabellini assume l'incarico nel 1895)
e supera due notevoli interventi di consolidamento e restauro
(anni '20 e anni '30), mentre al suo successore, professor
Cesare Moreschini, toccò il compito di salvaguardare
il patrimonio della Federiciana durante gli anni del secondo
conflitto mondiale. Nel 1950 le sale della biblioteca ospitarono
un'importante esposizione dedicata al cartografo Vincenzo
Coronelli. Otto anni dopo cominciarono i lavori di ristrutturazione
voluti dall'amministrazione comunale per dotare la città
di un'istituzione più efficiente in senso moderno.
Questo ha comportato, fino al 1970, il trasferimento dei
magazzini presso alcuni locali di proprietà comunale,
mentre una sala lettura provvisoria venne ricavata all'interno
dell'odierna sala consigliare. Rientrata nella sua vecchia
sede, la Federiciana ha ripreso anche la sua attività
di promozione culturale, organizzando nel corso degli ultimi
anni mostre e convegni di livello.
|
Il
portolano diVesconte Maggiolo
|
Risalente
al 1504 questa preziosa carta nautica (mm.920 x 1390, inchiostro
acquerellato), oggi conservata nella Sala dei Globi presso
questa biblioteca, raffigura il mondo come era conosciuto
agli inizi del Cinquecento, cioè immediatamente dopo
la scoperta del Nuovo Mondo:
"L'autore
fu appunto il genovese Vesconte Maggiolo, capostipite
di una nota famiglia di cartografi, presente nella prima
metà del sec. XVI a Napoli e a Genova, attivo come
produttore di carte, atlanti e mappamondi, in proprio
e per lo stampatore-editore Lorenzo Lomellino. Nella 'carta
da navigare' in questione manca la rete dei meridiani
e dei paralleli, ma sono presenti 12 rose di compasso
a 32 raggi [
]. I continenti e le isole oceaniche
sono rappresentati nei loro limiti costieri, mentre le
indicazioni di carattere fluviale od orografico sono parziali
e spesso riportate con prospettive di fantasia. I nomi
presenti sono scritti in latino, in italiano, in spagnolo
e in maniera promiscua in nero o in rosso e con caratteri
differenti". [Daniele Diotallevi, Scheda nel catalogo
I documenti e l'immaginario, Biblioteca Federiciana,
1996]
Tra
le miniature presenti (figure di sovrani, uomini e animali,
città, blasoni) vanno segnalate quelle raffiguranti
Sant'Antonio, Adamo ed Eva, il re di Francia.
|
|
|