Provincia di Pesaro e Urbino

 

Fortezza Albornoz di Urbino (Martini)
Rocca di Cagli (Martini)
Rocca di Fossombrone (Martini)
Rocca di Frontone (Martini)
Rocca di Gradara (Martini)
Rocca di Mondavio (Martini)
Rocca di Piobbico (Martini)
Torrione di San Costanzo (Martini)
Rocca di Sant'Agata Feltria (Martini)
Rocca di San Leo (Martini)
Rocca di Sassocorvaro (Martini)
 
Palazzo Oliva di Piandimeleto
Rocca Costanza di Pesaro
Palazzo Roveresco di Montebello (Orciano)
Rocca Malatestiana di Fano
Palazzo ducale di Urbania
Palazzo ducale di Urbino
Rocca di Montecerignone

 

Cartina delle Rocche della provincia di Pesaro e Urbino
GRADARA
Rocca di Gradara
Rocca di Gradara (click per ingrandire)

 

ROCCA DI GRADARA

La struttura odierna della rocca di Gradara è il frutto di una vasta campagna di restauri e ripristini, talora di pura invenzione, che furono compiuti nel corso degli anni '20 del Novecento allo scopo di ridefinire quella presunta "autenticità d'organismo" che il monumento aveva perduto nel corso del tempo. Molte delle strutture monumentali oggi visibili portano infatti i segni di quella stagione progettuale, che rende di più difficile lettura l'evoluzione delle architetture anticamente realizzate. Ben poco si sa delle più remote strutture fortificate che, fin dal medioevo, contrassegnavano il sito di Gradara. Un più consistente nucleo difensivo venne realizzato, presumibilmente a cavallo tra XIII e XIV secolo, per iniziativa dei Malatesti che anche più tardi, negli anni di Sigismondo Pandolfo, intervennero sul massiccio corpo di fabbrica quadrilatero della rocca riformandone il mastio, parte del cortile porticato e la struttura residenziale interna. Una profonda trasformazione dell'edificio dovette essere compiuta poi nel corso dell'ultimo decennio del Quattrocento per impulso di Giovanni Sforza che rinnovò gli ambienti residenziali, realizzò l'arioso loggiato prospiciente due lati del cortile e commissionò cicli decorativi di gusto antiquario. Nel corso dell'età moderna la rocca fu accresciuta di altre strutture, alcune delle quali poi rimosse nel corso dei restauri novecenteschi, dovute dapprima all'iniziativa dei Della Rovere e poi della Camera Apostolica. Il richiamo esercitato dalla tragedia di Paolo e Francesca che, secondo una leggendaria ricostruzione dei fatti, avrebbe dovuto svolgersi proprio fra queste mura, ha senz'altro influenzato l'allestimento novecentesco delle sale interne, ricostruite fino alla minuta scala d'arredo secondo gli stereotipi della casa-museo di inizio secolo.