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Giovanni Padalino
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 LA VITA di Giovanni Padalino -2-

 In quegli anni non si limitò ad assistere i soldati ma curò amorosamente ed assistette i numerosi civili  profughi  o rimasti in quei paesi tormentati e semidistrutti dalla guerra. "Durante la ritirata di Caporetto seppe che c’era una donna in gravi condizioni, in procinto di partorire. Si fermò nonostante il pericolo di essere fatto prigioniero ed aiutò la donna la quale diede alla luce un bimbo al quale fu imposto, in suo onore, il nome di "Giovanni". Passarono gli anni e l'episodio fu dimenticato. Ma un giorno, nel 1941,  un giovanotto venne a Fano a cercare del Dott. Padalino. "Mi chiamo Giovanni Comassini" disse. "Non ti conosco"  rispose il Dottore, dandogli del "tu" come era solito fare. "La conosco io" disse il giovane e raccontò il fatto accaduto tanti anni prima, sul fronte, durante la guerra 1915-18. (Rocco Padalino)
 Tornato dal fronte, dove aveva riportato anche una ferita, sia pur leggera, Giovanni Padalino riprendeva il suo posto all'Ospedale "S. Croce", poi esercitò la professione, come medico condotto, prima nella condotta comunale cosiddetta "degli orti" (tutta la parte compresa tra il porto e la stazione ferroviaria), poi in quella del Porto, dove rimase fino alla pensione. Fu anche ostacolato in un certo momento per ragioni politiche, in quanto non aveva la tessera del Partito, ma lo difesero gli abitanti del rione.
 Non si deve credere che la sua attività professionale si limitasse alla condotta comunale: egli era chiamato in ogni parte della città, era stimato da tutti ed a lui ricorrevano non solo in caso di malattia, ma anche per chiedere consigli  al di fuori del campo medico, perché allora era uso consigliarsi anche col medico di famiglia, come persona di fiducia.
 "Voleva molto bene ai suoi pazienti, e loro lo consideravano più un amico che un medico" (Sig. M.R.). "Non era solo il medico di famiglia, ma l'amico ed il consigliere di tutti". "Se si accorgeva che qualche seminarista del Seminario Regionale, dove si recava per svolgervi la sua professione,non aveva più la vocazione per farsi prete, lo chiamava, lo consigliava di tornare campagna dove c’era aria più buona.Così il seminarista tornava a casa senza sentirsi disonorato: non era uno spretato" (R.P.).
 Era divenuto un tipo caratteristico: girava sempre a piedi, d'estate e d’inverno, da un capo all’altro della città, col suo bastone per compagno e col mozzicone di sigaro spento in bocca. Per tutti aveva una parola buona, un sorriso, una frase scherzosa. "Ad un vecchio che gli chiedeva qualche medicina per guarire dai suoi acciacchi, rispose con un sorriso sulle labbra: -Hai il male della mia stessa età, non ci sono medicine per guarire, bisogna aver pazienza!

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Ospedale S. Croce

 

 


Porto di Fano